venerdì 11 luglio 2014

Argilla vs Pasta Sintetica

sculture in argilla e in pasta sintetica
Qualsiasi sostanza che si presti ad essere plasmata permette alle figure che abitano la nostra immaginazione di concretizzarsi in forme materiali e tangibili. Dalla sabbia al duro marmo, passando per l'argilla, le paste sintetiche, la cartapesta, fino alla pasta del pane, ognuna di loro ci dona la possibilità di condividere gli abitanti del nostro mondo interiore con gli altri, permettendoci di vedere con gli occhi e toccare con le mani qualcosa che prima di essere modellato esisteva solo nel mondo delle idee.

Dopo le prime esperienze con il fango, la sabbia, il pongo e le molliche di pane - patrimonio comune a qualsiasi bambino - da oltre vent'anni la mia materia d'elezione è la pasta sintetica. Perché sia finita con lo scegliere una sostanza artificiale e creata dall'uomo, rispetto alla più naturale argilla, non so dirlo. Forse il mio passato di chimico mancato ha avuto il suo peso, forse c'è l'esigenza di rendere vivo qualcosa che nasce sterile e artificiale, o forse sono soltanto una figlia dei tempi.

Le figure a destra del collage qui sopra sono in pasta sintetica. Quella in basso, in Cernit, risale a circa dodici anni fa, e sarebbe diventata la Fata Celidonia per la mia prima esposizione al museo di Canneto sull'Oglio. In alto a destra, invece, c'è la futura Fata dell'Acero, in Prosculpt, più recente.
Le due figure a sinistra sono in argilla e sono frutto del mio ultimo anno, nel quale ho scelto di frequentare una scuola di scultura per approfondire le conoscenze nel campo della ceramica.
In basso c'è il primo lavoro, lo studio di un nudo femminile, mentre in alto l'ultimo, lo studio del ritratto, nel quale forse qualcuno riconoscerà la mia mamma.

Sole e Luna


L'argilla e la pasta sintetica sono come il Sole e la Luna. Pur appartenendo allo stesso Universo, non potrebbero essere più diverse.
La prima è legata alla tradizione e la sua origine si perde nella notte dei tempi. È la materia plasmabile per eccellenza, conosciuta fin dal neolitico, sia nel mondo occidentale che in quello orientale (si suppone che la creazione di manufatti in ceramica abbia avuto origine in Africa e in Giappone, e da questi due luoghi si sia poi diffusa in tutto il mondo). Non solo nella genesi, ma anche nella mitologia sumera, in quella cinese e in molte religioni si racconta la creazione dell'uomo a partire dall'argilla, a sottolineare la sacralità di questa materia. C'è persino un'ipotesi scientifica sull'origine della vita chiamata Teoria dell'Argilla.
La pasta sintetica in confronto è una neonata, non ha neanche un secolo di vita e le sue origini sono profane: non ha creato l'uomo ma è l'uomo che ha creato lei. Inizialmente formulata come composto sostitutivo della bachelite, nasce nella forma e nelle destinazioni d'uso che conosciamo grazie all'opera della dollmaker tedesca Käthe Cruse, nel 1939. La chiamò FIMO, parola formata dalla prima sillaba del nome della figlia (Fifì, vezzeggiativo di Sophia) e dalla prima sillaba della parola "modeling", modellato.


Composizione e cottura a confronto: 


  • L'argilla è una sostanza di origine naturale, risultato dell'erosione - avvenuta in milioni di anni - di rocce feldspatiche. Prima di essere lavorata, deve subire un processo di estrazione, purificazione e stagionatura. È rossa o bianca, a seconda della concentrazione di ferro o caolino. Colgo l'occasione per rispolverare le mie vecchie nozioni di chimica: il caolino è un idrosilicato di alluminio e la sua formula chimica è Al2O3·2 SiO2·2 Hmentre l'ossido e l'idrossido di ferro responsabili del colore rosso hanno formula, rispettivamente, Fe2Oe Fe(OH)perché è lo stato di ossidazione +3 del ferro a dare il colore.
  • La pasta sintetica, o argilla polimerica, è una sostanza - appunto - di sintesi. È composta principalmente da polvere di cloruro di polivinile (PVC), che è il polimero (cioè una macromolecola composta dalla ripetizione di tante molecole) del cloruro di vinile ed ha formula (C2H3Cl)n. Oltre al PVC sono presenti plastificanti (per dare fluidità), riempitivi (per dare volume) e stabilizzanti (per evitare la degradazione). La pasta, in origine bianca, con aggiunta di pigmenti assume le diverse colorazioni con cui si trova in commercio. 
  • L'argilla cuoce a una temperatura compresa tra i 900 e i 950°C e necessita quindi di forni appositi. Il processo di cottura dura diverse ore durante le quali avvengono molte trasformazioni chimico-fisiche.
  • La pasta sintetica cuoce tra i 110 e i 130°C (ad eccezione della Kato Clay che può raggiungere i 150 °C) e per la sua cottura sono sufficienti dai 10 ai 30 minuti in un comune forno elettrico casalingo da destinare unicamente all'uso. 

Tecniche di modellato: virile e femminile


  • Mentre la pasta sintetica - a causa della sua estrema duttilità - richiede un approccio delicato e femminile (come dico nei miei corsi: vuole le coccole, sennò si offende), l'argilla necessita di un approccio virile: bisogna usare la forza, prenderla letteralmente a legnate! Se la si manipola troppo delicatamente, lei non collabora e non si procede nel lavoro. 
  • L'argilla sporca. Tanto. Si formerà polvere, resti di lavorazione sotto forma di montagne di detriti (nel processo di svuotamento necessario prima della cottura si finisce per esserne seppelliti). Ci si ritroverà con pezzetti di argilla nella borsa e si andrà in giro come un muratore alla fine della giornata di lavoro (ma senza l'abbronzatura). 
  • La pasta sintetica, al contrario, ti rende un maniaco dell'igiene, perché deve essere modellata in un ambiente lindo, asettico, indossando indumenti chiari e che non rilascino fibre. È sensibile al più piccolo granello di polvere, bisogna pulire ripetutamente il piano di lavoro, le mani e gli strumenti, neanche si stesse in sala operatoria durante un intervento a cuore aperto! È sensibile e permalosa. 


Implicazioni psicologiche della scultura



Gli amici psicologi mi perdoneranno la frase un po' esagerata, ma devo dirlo: lavorare al ritratto in argilla, in scala 1:1, della propria mamma, è stato meglio di dieci anni di analisi!
Plasmare una scultura di grandi dimensioni implica fatica fisica e il coinvolgimento di tutto il corpo. L'argilla ti invade, la respiri, probabilmente ne mangi anche un po'. C'è quello scambio e quella contaminazione che, nella giusta modalità, dona comprensione. Nel processo che ti porta al completamento della scultura c'è commozione, intimità, verità
Come in ogni percorso terapeutico che si rispetti, si comincia affrontando il complesso di Edipo, aggiungendo l'argilla un po' per volta e... prendendola a legnate :D per assicurarsi una buona congiunzione dei pezzi e far uscire possibili bolle d'aria. Si inizia poi un percorso di osservazione e studio del soggetto nello spazio che porta alla conoscenza necessaria per plasmare la materia. E ci si accorge che anche il volto più vicino - il nostro o quello delle persone più care - non lo si conosce mai per davvero. Ogni forma, ogni piccola curva, diventano l'alfabeto di un linguaggio più vero, quello che non ha bisogno delle parole, perché parla direttamente dal cuore della materia viva e pulsante. La peculiare collocazione nello spazio di ogni cavità e ogni prominenza, il modo di unirsi l'una all'altra, ci parlano dell'unicità dell'essere, formano parole invisibili che ti raccontano di più di chi ritrai e di conseguenza di te stesso.


Considerazioni Finali



Uscire dall'estrema delicatezza richiesta dalla pasta sintetica, per affrontare l'approccio energico e "rude" di cui ha bisogno l'argilla è stata una catarsi. Se ci si focalizza e ci si specializza troppo in una tecnica, così come accade in una situazione o atteggiamento, ci si cristallizza, mentre è nella sperimentazione dell'altro che si trova se stessi, perché bisogna avvicinarsi al diverso per riconoscere il simile. Così lavorare la pasta sintetica dopo l'insegnamento dell'argilla non mi ha resa più rude con lei, ma più concreta: c'è delicatezza, ma è una delicatezza diversa, resa consapevole dalla conoscenza dell'opposto

8 commenti:

  1. ho letto tutte le informazioni da te fornite in questo post...ottima spiegazione! grazie ^-^

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    1. Grazie a te Santina, mi fa piacere siano state utili :)

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  2. Interessantissimo sia nelle spiegazioni chimico-fisiche che in quelle psicologiche :)

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  3. Io ho seguito il processo inverso, prima la Terracotta e poi dopo le paste sintetiche, ma condivido ogni virgola da te espressa, bellissimo!

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  4. Bellissimo post e spettacolare il ritratto di tua madre!
    Persino io, che non sono fisionomista (eufemismo), l'ho riconosciuta alla seconda occhiata. :)

    È un vero piacere leggerti, Dani.

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